Calabria, inchiesta “Rimborsopoli”: restano indagati in 25. Tra loro Loiero, Amato e Scalzo.

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Venticinque provvedimenti di avviso di conclusione delle indagini sono stati inviati qualche ora fa nei confronti di altrettanti consiglieri regionali della scorsa legislatura, nell’ambito del secondo filone dell’inchiesta “Rimborsopoli” sulle presunte “spese pazze” dei gruppi consiliari di palazzo Campanella, che a giugno 2015 aveva portato a richieste di arresto eccellenti, divieti di dimora e sequestro di conti correnti per oltre 2,5 milioni di euro. Le ipotesi di accusa, sostenute dal procuratore aggiunto di Reggio Gaetano Paci e dai sostituti Matteo Centini e Francesco Ponzetta, sono peculato e falso. Tra i politici destinatari dell’odierno provvedimento anche nomi noti nel soveratese come l’ex governatore Agazio Loiero, Pietro Amato, Antonio Scalzo e Bruno Censore.

I politici destinatari dei provvedimenti sono Giovanni Nucera (Reggio Calabria), Pasquale Tripodi (Reggio Calabria), Giovanni Franco (Reggio Calabria), Alfonso Dattolo (Rocca di Neto, Crotone), Gianluca Gallo (Cassano Ionio), Giovanni Bilardi (Reggio Calabria), Carmelo Trapani (Reggio Calabria), Alfonsino Grillo (Vibo Valentia), Ferdinando Aiello (Cosenza), Giuseppe Bova (Reggio Calabria), Nicola Adamo (Cosenza), Giuseppe Giordano (Reggio Calabria), Emilio De Masi (Crotone), Domenico Talarico (Conflenti, Catanzaro), Sandro Principe (Rende), Demetrio Battaglia (Reggio Calabria), Pietro Amato (Borgia, Catanzaro), Bruno Censore (Serra San Bruno, Vibo Valentia), Mario Franchino (Montegiordano, Cosenza), Mario Maiolo (Cosenza), Carlo Guccione (Rende), Antonio Scalzo (Conflenti, Catanzaro), Francesco Sulla (Cutro, Crotone), Agazio Loiero (Santa Severina, Crotone), Diego Fedele (Reggio Calabria).

L’inchiesta Erga Omnes condotta dalla Procura reggina e dal comando provinciale della Guardia di Finanza, che lo scorso giugno ha causato un terremoto politico nella giunta di Mario Oliverio da poco entrata in carica, con le dimissioni dell’assessore Nino De Gaetano per il quale erano stati chiesti i domiciliari, dell’assessore Carlo Guccione, del vicepresidente della giunta Enzo Ciconte (per il quale la procura ha poi chiesto l’archiviazione, ndr) e del presidente del consiglio regionale Antonio Scalzo. Ai domiciliari era finito pure Luigi Fedele, ex assessore ai trasporti e capogruppo Pdl all’epoca dei fatti, mentre oggi a ricevere l’avviso è stato il figlio Diego, entrato nell’inchiesta in base all’accusa formulata al padre di aver destinato alcune somme del gruppo per pasti consumati nel ristorante del figlio. Secondo l’ipotesi accusatoria i soldi destinati ai gruppi politici nella decima legislatura del consiglio regionale della Calabria, durante il triennio 2010-2012, sarebbero stati utilizzati per spese estranee all’attività istituzionale, tra le quali viaggi, ristoranti, tablet e consumazioni al bar (il famoso caffè per cui è stato chiesto il rimborso di 70 centesimi!).

Si sarebbe trattato, secondo i magistrati, di “un incontrollato utilizzo dei fondi del gruppo per spese ingiustificate” oppure “assistite da documenti di spesa palesemente falsi”. In venticinque, dunque, restano sotto la lente dei magistrati. E occorre ora attendere le mosse difensive degli indagati, che hanno venti giorni di tempo per chiedere di essere sentiti, presentare memorie difensive o documentazione integrativa. Toccherà quindi ai pm valutare le singole posizioni e formulare un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

(r.e.)

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